Camargue

40° giorno di viaggio

La Camargue è polverosa, come un romanzo troppo romantico ma troppo spietato. Il vento soffia forte e c’è da sfidarlo, lungo quella strada che si srotola pianeggiante verso l’orizzonte spalancato, e che taglia a metà distese di sabbia rossa e fertile, dove cresce la vite piena di grappoli rosa, come i fenicotteri e come il vin de sable.
L’odore acre della palude e della frutta sotto al sole per tante ore, nelle botteghe di legno sul ciglio della strada, si mescolano in uno spugnoso aroma di zucchero fermentato, quello che ha reso tanto nero il sorriso della donna gentile che ci offre un bicchiere di vino insieme al piccolo melone che abbiamo comprato.
In Camargue ci sono gli zingari. Zingari francesi. Come quelli dei libri e dei film. Che vanno senza sella sui cavalli bianchi, che suonano ovunque, che hanno i denti tutti neri e qualcuno d’oro zecchino. C’è Santa Sara, la madonna negra, ornata di pizzi, stoffe colorate e gioielli e corone e candele e campanelli. E protegge i viaggiatori.

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