Due di tutti

Torino. 7 Settembre 2013.

Il pensiero di poter vivere In modo diverso, lontano dalle strutture del consumo, è antico, come antica è la consapevolezza di vivere in un’epoca di svalicamento storico, ora che la fine del petrolio a buon mercato si avvicina. Abbiamo parlato tra noi tante volte della possibilità tecnica di vivere in una casa dove l’acqua arriva dalle sorgenti e l’energia dal sole, ricostruendo al tempo stesso un modello di comunità che si fondi su una reale fratellanza e comunione degli intenti, forse anche dei beni.

Sarà che non ci riconosciamo in un modello fondato semplicemente sul profitto e sullo sperpero delle risorse, sarà che crediamo che debba, possa, esistere un modo di vivere che non si risolva nella sottomissione dell’uomo sull’uomo, sarà che crediamo nella natura come facevano gli antichi. L’idea di costruire qualcosa tra i monti dell’Appennino è stata con noi per tanti anni e ancora resta. Poi, però, nel concreto, si tratta di compiere scelte radicali, di rottura, a cui non si è mai realmente pronti. È difficile trasformare l’idealismo romantico in concrete prassi di vita. Amiamo dire che tra il dire e il fare c’è di mezzo il fare.

È per questo che lo stupore, la meraviglia, e gli animi hanno sobbalzato all’unisono quando ieri, dopo 40 minuti di impervio cammino tre boschi, abbiamo trovato qualcuno che il nostro sogno lo aveva realizzato davvero. Ci è stato chiesto di non rivelare dettagli precisi sul luogo in cui si trova questa realizzazione. Di non scattare fotografie e di non riprendere video. Rispetteremo questa volontà che ci pare, peraltro, dettata essa stessa dalla medesima radicalità di una simile scelta. Scelta che non prevede, in effetti, una qualsivoglia forma di pubblicità o consenso.

Questo è quello che abbiamo trovato.

L’altitudine è di circa 1000 m. La strada asfaltata è decisamente lontana. Gli alberi sono castagni e qualche quercia. L’acqua arriva direttamente dalla sorgente che scaturisce dalla roccia e viene canalizzata con un tubo nel condotto che porta alla casa. L’energia elettrica è garantita da un pannello solare che ricarica delle batterie di automobili. Con un giorno di sole si può andare avanti anche per 72 ore. Gli oggetti di uso quotidiano sono realizzati riutilizzando, costruendo, assemblando materiali tra i più disparati. Nulla è lasciato al caso. Niente fa pensare ad un accampamento estemporaneo. Sembra piuttosto di trovarsi di fronte ad un’umanità che ha saputo dimagrire rideterminando i bisogni primari a cui deve accedere per sopravvivere.

Anche in questo caso la chiave di volta dell’intera struttura comunitaria è l’orto. La maggior parte dei bisogni, della stessa sovranità alimentare, è garantita da una sessantina di metri quadrati di terra coltivati. Il bosco fornisce poi tutto il resto. Funghi, legna, bacche e radici. Tutto ciò che la civiltà pre-industriale ha utilizzato per millenni nel corso del suo sviluppo e che in 70 anni abbiamo frettolosamente abbandonato, viene qui utilizzato per vivere in un inedito mix di moderna tecnologia e antiche prassi montanare.

Ovviamente una scelta del genere richiede una preparazione mentale, umana e politica di prim’ordine. Pochi sono quelli che davvero potrebbero vivere in un contesto simile. Grande è la felicità che sembra però dimorare da queste parti, dove sono diversi i nuclei abitati con modalità simili. Tutti si conoscono. Tutti si aiutano.

Lasciamo tra quelle montagne una sensazione di profonda ammirazione e un rispetto sacro per chi ha voluto, cercato, e saputo vivere in un mondo diverso senza far del male alla terra e alle persone. Auguriamo anche a loro, abitanti delle montagne, anche se non lo sapranno mai, la migliore delle fortune possibili sperando di poter, un giorno, unirci nel loro cammino, In quel grande fiume che si chiama umanità dove non esistono preti, guardie e denaro.

 

  • tracciato prealpino
  • Piemonte
  • 6° giorno di viaggio

Due di tutti

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